Schemi di pubblicazione, formati aperti e controlli automatizzati stanno cambiando il modo in cui viene gestita la sezione Amministrazione Trasparente. Ne parliamo con il Dott. Gianluca Incani, Organismo di vigilanza DigitalPA e consulente senior nell’ambito della trasparenza amministrativa.
Per molti anni, gestire la Trasparenza amministrativa ha significato soprattutto conoscere quali informazioni pubblicare, in quale sottosezione e con quali tempistiche. Oggi la domanda da porsi è cambiata: come è costruito il dato che si pubblica?
Oggi il RPCT si trova sempre più spesso a confrontarsi anche con prescrizioni di natura tecnico-informatica: formati aperti, campi strutturati, modalità uniformi di rappresentazione, link diretti, criteri di aggiornamento e controlli automatizzati. E a verificare la sezione non c’è sempre una persona: c’è anche il sistema di scansione automatizzato di ANAC, TrasparenzAI, che nel prossimo futuro sarà sempre più strumento di verifica compliance.
È qui che cambia la prospettiva: dalla logica dell’elenco degli obblighi si passa a un modello dei dati.
Le nuove regole della Trasparenza 2026: intervista al Dott. Gianluca Incani di DigitalPA
Dott. Incani, stiamo passando da una Trasparenza basata sulla pubblicazione a una Trasparenza basata sul dato. Che cosa significa in pratica per chi si occupa degli adempimenti?
Il paradigma è mutato. Significa che oggi che il RPCT non deve chiedersi solo se un’informazione è stata pubblicata: conta verificare di più come quel dato è costruito e reso disponibile.
Gli schemi ANAC approvati in questi ultimi anni vanno proprio in questa direzione. Non introducono ulteriori obblighi, ma definiscono modalità più uniformi di organizzazione e rappresentazione delle informazioni.
Date, importi, link e altri elementi non sono più soltanto contenuti inseriti in una pagina: diventano dati che devono poter essere letti, confrontati e verificati anche dai controlli di TrasparenzAI, dove a leggere non è un occhio umano ma un sistema automatico.
È in corso un cambio di prospettiva, ancora sottovalutato: si sta passando dalla logica del “documento pubblicato” a quella del dato correttamente strutturato, aggiornato e riutilizzabile.

Questa evoluzione richiede all’RPCT di acquisire competenze nuove? E fino a che punto deve entrare negli aspetti tecnici?
No, all’RPCT non si chiedono competenze informatiche specifiche ovviamente. Gli si chiede però di sapere come il dato viene prodotto, validato e pubblicato e con quali strumenti: quali uffici generano le informazioni, in quale formato arrivano, chi ne verifica completezza e aggiornamento, quali controlli vengono effettuati prima della pubblicazione. I
l punto non è entrare negli aspetti squisitamente tecnici, ma essere nelle condizioni di governare il processo e di fare le domande giuste agli uffici e ai consulenti coinvolti. ANAC insiste sempre di più proprio sul raccordo tra trasparenza, validazione e monitoraggio: responsabilità, flussi, tempi e controlli devono essere definiti.”
Con i controlli automatizzati di TrasparenzAI, quali difformità rischiano di emergere più facilmente rispetto a una verifica tradizionale?

A breve TrasparenzAI si muoverà verso la raccolta e la classificazione automatica delle informazioni, l’analisi semantica dei contenuti e la verifica della loro completezza, qualità e coerenza rispetto agli obblighi di trasparenza. Acquistano così maggiore rilievo tutti quegli elementi che un sistema può verificare su larga scala e senza supporto umano: struttura della sezione, completezza, formati, aggiornamento, coerenza dei dati, correttezza dei link e riconoscibilità delle informazioni.
Quando è una persona a verificare, alcune difformità si interpretano leggendo il contesto. Un sistema automatizzato, invece, lavora su regole e criteri predefiniti.
Un esempio molto semplice: se TrasparenzAI non riesce a individuare la sezione “Amministrazione Trasparente” – ad esempio per un link errato o una denominazione non conforme – la scansione può restituire il 100% di errore, anche quando i contenuti della sezione sono completi.
Questo fa capire quanto oggi la qualità tecnica della pubblicazione entri sempre di più nel perimetro del controllo. Per l’RPCT diventa quindi importante verificare non soltanto che l’obbligo sia stato assolto, ma anche che il dato sia esposto in modo coerente con le modalità attese da ANAC.
Dove vede oggi il divario maggiore tra ciò che ANAC chiede e ciò che gli Enti riescono effettivamente a fare?
ANAC non interviene più soltanto con delibere e atti formali. Un ruolo sempre più centrale lo ha la guida online dedicata all’Amministrazione Trasparente: è lì che si trovano le specifiche tecniche attuative, i formati consigliati, la struttura dei campi, le regole per nominare i file e gli URL delle risorse.
È uno strumento prezioso, perché traduce gli obblighi in indicazioni concrete. Ma è anche un documento vivo, che viene aggiornato nel tempo senza la visibilità di una nuova delibera. Per un RPCT è difficile accorgersi se una pagina è cambiata, cosa è stato modificato e quali effetti ha sulle modalità di pubblicazione dell’Ente. Eppure sono proprio quelle indicazioni, molto più delle norme generali, a definire come il dato deve essere strutturato per risultare leggibile e verificabile, anche dai controlli automatici.

Ed è qui che la tecnologia può davvero alleggerire il lavoro. Con TrasparenzaPA seguiamo noi l’evoluzione normativa e tecnica, guida compresa, e aggiorniamo la piattaforma di conseguenza, così l’Ente non deve tradurre ogni novità in modifiche manuali alla struttura o ai meccanismi di pubblicazione.
Avere una piattaforma conforme è importante, ma ciò che conta davvero è che resti conforme nel tempo.






